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LELIO LUTTAZZI
Stasera, 28 novembre, su RAIDOC, in chiaro sul satellite al canale 809, alle ore 23, andrà in onda "Omaggio a Lelio Luttazzi", se siete in casa e non sapete cosa guardare in tv, la serata è risolta.
(Trieste, 27 aprile 1923). Direttore d'orchestra, musicista, compositore, cantante, attore e presentatore televisivo italiano.
Studente all'Università di Trieste in Giurisprudenza durante la guerra, inizia a suonare il pianoforte a Radio Trieste e a comporre le sue prime canzoni. Nel 1950 si trasferisce a Milano e inizia a lavorare con il concittadino Teddy Reno presso la società discografica CGD, con l'incarico di Direttore Musicale.
Nel 1954 a Torino assume l'incarico di Direttore d'Orchestra e dirige l'orchestra d'archi della Rai; da lì inizia una carriera strepitosa come artista a tutto tondo. Scrive canzoni dal carattere apertamente jazzistico e piene di swing interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale. Tra le più note si ricordano canzoni come "Senza cerini", "Legata ad uno scoglio", "Timido twist" ,"Chiedimi tutto" etc. Compone brani come Una zebra a pois, cantata da Mina, Vecchia America per il Quartetto Cetra, "Eccezionalmente, sì" per Jula de Palma "You'll say to-morrow" registrato in italiano da Sophia Loren Souvenir d'Italie con la sua raffinata tecnica jazz; si lancia anche nel divertissement El can de Trieste, cantata in dialetto. Presenta trasmissioni televisive, come Studio 1 con Mina, Doppia coppia con Sylvie Vartan, Teatro 10. È anche attore, in L'avventura di Michelangelo Antonioni e L'ombrellone di Dino Risi, oltre a comporre le colonne sonore di film tra cui Totò, Peppino e la malafemmina, Totò lascia o raddoppia? e Venezia, la luna e tu. Ma sicuramente la trasmissione che gli diede più notorietà fu la radiofonica Hit Parade, la vetrina settimanale dei dischi più venduti. All'ora di pranzo del venerdì il motto "Lelio Luttazzi presenta... Hit Parade!" era un appuntamento imperdibile.
Nel giugno del 1970, proprio mentre era all'apice del successo, la vita di Luttazzi fu travolta: venne infatti arrestato con Walter Chiari con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti. L'arresto era avvenuto in seguito alla intercettazione di una telefonata tra i due. Dopo ventisette giorni passati in carcere, venne liberato e completamente scagionato per quello che è stato uno dei più clamorosi errori giudiziari della Repubblica. Negli anni successivi, pur lavorando ancora saltuariamente in televisione - nel 1982 nella trasmissione Cipria di Enzo Tortora; nel 1991 per Telemontecarlo a Festa di compleanno - preferisce ritirarsi a vita privata, amareggiato dalla lapidazione mediatica cui era stato sottoposto, e dalla scarsa considerazione che la Rai aveva avuto per lui. La sera dell' 8 ottobre 2006 è stato ospite d'onore della trasmissione di Fiorello Viva Radio2 che, nell'occasione, andava in onda contemporaneamente sia alla radio che alla televisione.
il sito ufficiale di Lelio Luttazzi
GABRIELLA FERRI
(18 settembre 1942 - Corchiano, 3 aprile 2004) è stata una nota cantante romana di musica leggera in auge soprattutto negli anni '60 - '70; era conosciuta ed apprezzata per aver rilanciato un genere musicale popolare, con il recupero di canzoni un tempo famose come Dove sta Za Za e Rosamunda; con la sua bella e calda voce aveva interpretato le canzoni del repertorio romanesco facendole conoscere su scala più ampia.
Il suo repertorio - accanto a canzoni destinate, in un certo senso, a fare epoca come Tutti al mare (a mostrar le chiappe chiare) - comprendeva anche stornelli, ninne nanne e canzoni della mala (versione romanesca della milanese Ornella Vanoni), che assieme alle canzoni napoletane e latino-americane da lei interpretate l'hanno fatta conoscere oltre che in tutta Italia anche all'estero.
La Ferri aveva debuttato nel 1963 all'Intra's Club di Milano per poi approdare (1965) al Bagaglino di Roma; alla notorietà giunse però con la partecipazione a programmi televisivi come La fiera dei sogni e Senza rete (1972), Teatro 10 e molti altri; una serata speciale le era stata dedicata nel 1971: Questa sera ... Gabriella Ferri.
Sempre verso la metà degli anni '70 aveva condotto per la televisione anche i varietà Dove sta Za Za (dal motivo di successo che aveva contribuito a rilanciare), il Circo delle voci e Mazzabubù. Dopo l'esperienza televisiva di Giochiamo al varietà (1980), si trasferì per qualche tempo negli USA, lasciando televisione e cabaret per dedicarsi unicamente alla musica.
Rientrata in Italia incise nel 1987 la sigla del varietà televisivo Biberon. La sua ultima uscita artistica di rilievo avvenne nel 1996 al Premio Tenco di Bordighera dove si esibì con la Piccola Orchestra Avion Travel. Nel 1997 incide un album, Ritorno al futuro, poi il ritiro definitivo dalle scene, anche a causa di ricadute nella grave depressione che la tormentava a fasi alterne da anni (tanto di spingerla a tentare il suicidio nel 1975, dopo la morte del padre Vittorio); a parte qualche sporadica apparizione in spettacoli televisivi, scelse di condurre vita ritirata, anche se negli ultimi anni prima della scomparsa aveva riniziato ad apparire in televisione, soprattutto invitata da Maurizio Costanzo.
Il 3 aprile 2004 Gabriella Ferri muore suicidandosi da una finestra della sua casa di Corchiano (Viterbo). Le indagini balistiche confermano il tragico gesto. Per volontà del sindaco di Roma, W.S. Veltroni, la camera ardente viene allestita in Campidoglio, nella Sala Protomoteca, dove migliaia di romani le rendono omaggio. Il suo testamento spirituale è rintracciabile nella lunga raccolta di Canti Di Versi dove, tra ritmi jazz, tanghi e flamenchi, con un incedere interpretativo e voce struggente che ricorda da vicino Amália Rodrigues (Coimbra), interpreta canzoni sue e di autori celebri come Paolo Conte (nell'autoironica Vamp), Luigi Tenco (Lontano lontano), Ennio Morricone (Stornello dell'estate). Ma ancor più in brani come Una donna sbagliata, Sono partita di sera, È scesa ormai la sera, una commovente Via Rasella ("Via Rasella, Via Rasella t'hanno messo a pecorone ... maledetto sto' dolore ..."), ed un'altrettanto struggente O sole mio.
Come per molti altri grandi artisti, anche per lei il Festival della canzone italiana, dove partecipò nel 1969, non fu per nulla munifico. Nonostante presentasse, in coppia con addirittura Stevie Wonder, una bella canzone, scritta da lei e dal padre Vincenzo, chiamata Se tu ragazzo mio, l'artista fu eliminata al primo turno e Sanremo non tornò mai più. E, in fondo, fu meglio così.
(Castellacci, Pisano)
Ognuno ha tanta storia
tante facce nella memoria
tanto di tutto tanto di niente
le parole di tanta gente.
Tanto buio tanto colore
tanta noia tanto amore
tante sciocchezze tante passioni
tanto silenzio tante canzoni.
Anche tu così presente
così solo nella mia mente
tu che sempre mi amerai
tu che giuri e giuro anch'io
anche tu amore mio
così certo e così bello.
Anche tu diventerai
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più
come un vecchio ritornello.
Anche tu così presente - sempre
così solo nella mia mente - sempre
tu che sempre mi amerai - sempre
tu che giuri e giuro anch'io - sempre
anche tu amore mio - sempre
così certo e così bello.
Anche tu diventerai
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più.
Ognuno ha tanta storia
tante facce nella memoria
tanto di tutto tanto di niente
le parole di tanta gente.
E per finire un brano tratto da una vecchia intervista a Gabriella Ferri, dove parla del successo, della vita, del femminismo.
Grande interprete, grande voce, spesso ingiustamente relegata al circuito "romano".
Donna di rara intelligenza.
Per noi, fonte inesauribile di ispirazione.
Qualche link per approfondire:
RadioScrigno - Gabriella è...Mia
Vinile
Don (Donald Benjamin) Lurio
Sembrava un folletto tascabile uscito da un cartone animato, pronto al gioco e a fugaci battute autoironiche sul suo idioma strampalato, sulla bruttezza o sulla statura miniaturizzata. Un grande sorriso e due piedi che volano. Coreografie scatenate che "tacco punta tacco" animavano oggetti e personaggi famosi: Patty Pravo, tra tutti, trascinata in una indimenticabile versione tip tap scatenata di Oggi qui domani là.
La sua scuola era stata la danza di Broadway, quella vera fatta con Bob Fosse e Jack Cole, derivata dai balletti atletici di Ted Shawn, poi con Roland Petit in Francia.
Arrivò in Italia nel 1957 e ne fuggì subito inorridito dalla scarsa professionalità italiota. La persecuzione politica verso i gay nel 1960-61 (il famigerato scandalo dei cosiddetti "Balletti verdi") costò per sempre la carriera italiana al suo collega Paul Steffan.
Ma Don Lurio fu richiamato in Italia e ne passò indenne. Anzi, proprio in quegli anni iniziò una carriera teatrale e televisiva sfolgorante che lo portò ad essere il partner di Delia Scala in Canzonissima del 1959.
La grande fama arrivò nel 1961, quando portò in Italia le gemelle Kessler delle Bluebelle, già apparse sulla copertina di Life negli Usa e sue colleghe in Francia. La censura demo-cattolica le obbligava ad indossare pesanti calze nere ma Don Lurio ne fece delle stars creando la celebre coreografia del Dadaumpa, un pezzo storico indelebile nell'immaginario collettivo.
Poi una valanga di successi. Tutti gli show di Lola Falana e Rita Pavone. E nei nei primi Settanta a lui si deve la scoperta della mitica Minnie Minoprio e l'invenzione del Tuca Tuca per l'ombelico della Carrà.
Stilizzazione estrema e molleggiata della danza jazz, pulizia di movimenti, cura nella mimica e sprazzi grotteschi conditi con tanta classe e gusto, senza mai cadere nelle volgari allusioni sessual-pecorecce che oggi regnano nei dozzinali, quanto raffazzonati, balletti alla TV. Tutte coreografie uguali e che non lasciano il benché minimo ricordo, con tutte quelle tettone pretenziose e scarmigliate in perizoma che non fanno altro che rotolarsi lascive sul pavimento tra falsi maschi a torso nudo!
Tutte cose che rattristavano uno come Don Lurio, anche perché i suoi allievi non erano stati capaci di tramandarne la scuola. Il talento solo in rari casi è contagioso.
Giovanbattista Brambilla
Edito originariamente in "Pride", n. 45, marzo 2003, con lo pseudonimo Guido Sommi
Brutos
'Non esiste più - ha detto Marco Giusti, inventore insieme a Ghezzi di 'Blob' - un gruppo comico di quel tipo. Erano i miei preferiti da piccolo. Zullo aveva avuto un sacco di guai, un figlio morto per droga, ma non ha perso le battute e la vena comica. Era il vero comico, di quelli che non esistono più. L'ultima maschera che ha preso schiaffi per tutti. Con lui muoiono per sempre i Brutos'.
Il gruppo, composto da Aldo Maccione, Gerry Bruno, Jack Guerrini, oltre a Zullo, era nato nel 1959. E nel '64 i comici, diretti, da Mario Girolami, divennero i protagonisti del film 'I magnifici Brutos del west'.
Sul web ho cercato qualche video, qualche spot tratto da "Carosello" ma non si trova niente, sembra proprio che i "Brutos" ormai abitino solo nella memoria di chi se li ricorda. Ho cercato anche nella Garzantina della Televisione, ma la voce "Brutos" non c'è. Se sapete dove trovare qualche loro video in rete, fatemi sapere. Grande gruppo. Per noi, fondamentale.