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Ennio Flaiano - Diario degli Errori
Quartetto vocale del dopoguerra, I Frères Jacques (i fratelli Jacques), si ricordano soprattutto per la cura meticolosa dei loro spettacoli, per la sincronia dei loro gesti, per il lavoro di cesello coreografico.
Qui il link alla pagina francese di Wikipedia
Molto mimi-cantanti, noi più attori parlanti, tendiamo comunque assieme all'armonia. A questo punto è quasi d'obbligo vederli in azione.
Ecco un link a uno dei pochi video trovati in rete.
BORIS VIAN
Boris Vian è una persona istruita ed educata, viene fuori dal Politecnico, hai detto niente, ma non è tutto:
Boris Vian ha suonato la cornetta come nessun altro, e ha contribuito a rinnovare le Caves di Francia; ha difeso lo stile New Orleans, ma non è tutto:
Boris Vian ha difeso anche il bebop, ma non è tutto:
Boris Vian ha affrontato la giustizia degli umani per aver scritto Sputerò sulle vostre tombe, con il nome di Vernon Sullivan, ma non è tutto:
Boris Vian ha scritto altre tre pseudoepigrafi, ma non è tutto:
Boris Vian ha tradotto dei veri scritti americani assolutamente autentici, e anche con certe difficoltà linguistiche da non credersi, ma non è tutto:
Boris Vian ha scritto un dramma teatrale, Lo squartamento per tutti, che è stato recitato da attori veri su un palcoscenico vero, però questo non gli ha impedito di darci dentro di brutto, ma non è tutto:
Boris Vian è tra i fondatori di una delle società più segrete di Parigi, il Club dei Sapienturieri, ma non è tutto:
Boris Vian ha scritto alcuni bei libri, strani e patetici, La schiuma dei giorni, il più straziante fra i romanzi d’amore contemporanei: Le formiche, il più termitante fra i racconti di guerra;
L’autunno a Pechino, opera difficile e sconosciuta, ma non è tutto:
Perché tutto questo non è ancora niente:
Boris Vian si prepara a diventare Boris Vian.
Raymond Queneau
Boris Vian nacque a Ville-D'Avray, nel dipartimento della Seine-et-Oise, il 10 marzo 1920. Secondo di quattro figli (il primo era Lélio, il terzo Alain e l'ultima Ninon) trascorse un'infanzia tranquilla, per quanto fin dai dodici anni angustiata da una salute cagionevole: un'insufficienza valvolare dell'aorta che minaccerà costantemente la sua esistenza, aggravandosi col tempo.
La casa ove abitano in quel tempo i Vian è vicina a quella del biologo Jean Rostand, con cui essi sono in amicizia; a lui sarà dedicato il primo romanzo dedicato da Boris. L'estate i Vian si trasferiscono in genere in campagna, a Landemer, vicino a Cherbourg. Per quel che riguarda gli studi, Boris dal 1933 al 1936 frequenta il Liceo Hoche a Versailles, passando nel '38 per la classe di matematica al Condorcet di Parigi. Nel 1938 Duke Ellington tiene dei concerti a Parigi, e Boris accorre ad ascoltarlo: si sente fortemente attratto dalla musica jazz ed è allora che comincia a suonare la tromba.
Scoppia la guerra, e i Vian, nell'estate del 1940, si rifugiano a Cap-Breton; qui Boris conosce Michèle Leglise, che sposerà nel luglio dell'anno dopo. Da questo matrimonio, nell'aprile del 1942, nasce Patrick, e quello stesso anno Boris, laureatosi in ingegneria, entra all'AFNOR (Association Française de Normalisation), l'istituto francese per la standardizzazione industriale. Nel frattempo, fatta conoscenza con il clarinettista Claude Abbadie, suona in una vera orchestra jazz al "Tabou". Questi anni fra il '41 e l'agosto del '44, quando Parigi sarà liberata, sono fondamentali per Vian: vive a Saint-Germain-des-Prés tra il suo lavoro di ingegnere, gli ambienti esistenzialisti e il jazz e matura la sua personalità di scrittore. Infatti, nell'inverno del '42 scrive "Trouble dans les andains" (pubblicato postumo), nel '43 i primi racconti e un secondo romanzo, nonché cento sonetti che resteranno inediti e che, fino ad oggi, sono da ritenere scomparsi.
Arriva il 1946, l'anno d'oro per Boris Vian: da giugno inizia la collaborazione a "Jazz-Hot" e a "Les temps modernes" (con le "Croniques du menteur") nonché a "Combat", da settembre; viene accettato da Gallimard "Vercoquin et le plancton" (che uscirà in dicembre, ma sarà distribuito nel gennaio del '47), si mette a scrivere "L'écume des jours", pubblicandone in ottobre alcuni capitoli sulla rivista di Jean-Paul Sartre; inoltre scrive "L'Equarrissage pour tous " e nel novembre stende un abbozzo de "L'automne à Pékin". E' un anno che chiarisce la grandissima versatilità di Boris Vian nello scrivere e, in fondo, quella sua genialità vulcanica nel buttar giù le idee e in breve tempo maturarle; un temperamento tipico da scrittore neorealista americano. Sotto questo aspetto l'avvenimento più importante resta la pubblicazione, nel novembre di quell'anno fatidico, di "J'irai cracher sur vos tombes" ("Verrò a sputare sulle vostre tombe"), attribuito a un fantomatico scrittore americano, Vernon Sullivan, nella "traduzione" francese di Boris Vian. E' accaduto in realtà che l'editore Jean D'Halluin ha chiesto consiglio al suo amico Boris per la scelta di un romanzo americano: dal momento che il genere narrativo americano è di moda, un best-seller ambientato nella mala e carico di sesso potrebbe infatti risolvere le languenti finanze dell'editore. Per tutta risposta Boris gli assicura che ci penserà lui a creargli in quindici giorni un best-seller e uno scrittore. In pratica scriverà ciò che avrebbe dovuto scrivere un narratore americano; questo romanziere, di cui egli apparirà invece come il traduttore, si chiamerà Vernon Sullivan: Vernon da Paul Vernon, musicista dell'orchesta di Claude Abbadie, e Sullivan da Joe Sullivan, pianista jazz. E' la fine di luglio del '46; il romanzo è scritto tutto d'un fiato tra il 5 e il 15 agosto. A novembre è in libreria. Ma il trucco in fondo non convince nessuno e, dal gennaio del '47, parlando dell'autore di "J'irai cracher sur vos tombes" già lo si confonde con quello del "traduttore". E' un fatto che la fama improvvisamente è arrivata per Boris Vian, e poco importa che essa gli possa esser venuta non tanto dal romanzo uscito presso Gallimard, quanto da un libro scandalistico perseguito anche in sede giudiziaria sotto accusa di pornografia: la conseguente ammenda di 100.000 franchi per l'editore e il "traduttore" è del resto ben compensata dalla vendita per un guadagno di circa 2 milioni di franchi.
Sulla cresta dell'onda, Vian pubblica da Gallimard, nel marzo del 1947, "L'écume des jours", ma il pubblico non lo legge molto, attratto piuttosto dal romanzo di Sullivan che ha una seconda edizione quell'anno; e finché il ferro è caldo, D'Halluin intende batterlo. Boris viene così convinto a scrivere un altro romanzo e, alla fine del '47, esce "Les morts ont tous la même peau". Ma evidentemente egli paga lo scotto di tutto questo affrettato produrre in sottobosco; Gallimard rifiuta il suo terzo romando e "L'automne à Pékin" esce nelle Editions du Scorpion, le stesse dei libri di Sullivan. Non per questo si tira indietro: il 22 april 1948, al Théâtre Verlaine va in scena fino al 31 luglio un adattamento del primo romanzo di Sullivan, e quello stesso anno escono gli altri due romanzi all'insegna del solito fantomatico nome: "Et on tuera tous les affreux" e "Elles se rendent pas compte". E' chiaro che l'imbroglio è stato soltanto una "question d'argent" e che al limite si può riconoscere in tutta la montatura una boutade; d'altronde Boris trova anche tempo di scrivere poesie, e sempre nel '48 esce la plaquette "Barnum's Digest".
A questo punto, messosi alle spalle Vernon Sullivan, Boris Vian non ha alternative: farà veramente il traduttore, buttandosi a corpo morto in quest'attività ed arrivando a tradurre quindici volumi in quindici anni. Nel frattempo ha lasciato il suo posto di ingegnere all'AFNOR: per uno che ama a fondo l'ambiente del jazz, frequentarlo significa rendersi liberi e non legarsi ad orari di lavoro. Per questo preferisce tradurre e collaborare a delle riviste: su "Jazz Hot" dal dicembre del 1947 tiene la rubrica fissa "Revue de presse" e scrivere di jazz è per lui una consolazione visto che non può suonare la tromba come una volta per via del suo cuore malato. A volte viene aiutato nelle traduzioni dalla moglie, dalla quale ha avuto anche una figlia, Carolle. Ma improvvisamente il matrimonio entra in crisi: nell'estate del 1949 Boris incontra Ursula Kübler, una ragazza zurighese, ed è un colpo di fulmine. Va a vivere con lei in Boulevard de Clichy; il divorzio è del 1952, il nuovo matrimonio l'8 febbraio 1954. La pubblicazione delle sue opere prosegue: nel 1949 escono i racconti de "Les fourmis"; nel 1950 il romanzo "L'Herbe rouge", le poesie di "Cantilènes en gelée" e le pièces "Le dernier des métiers" e "L'Equarrissage pour tous", quest'ultima apparsa già in "version digérée" nel 1948. Scarso è però l'interesse del pubblico, e piuttosto negativo il giudizio di certa critica. E' accaduto che, identificando Vian con Vernon Sullivan, l'uno non ha più trovato più nell'autore l'eccitante invito alla lettura e l'altro si è fatto un prencocetto che, in linea di massima, sarà cancellato, e molto lentamente, solo dopo la morte dello scrittore.
L'insuccesso lascia un po' il segno du Boris Vian, che tornerà al pubblico dei lettori soltanto nel 1953, e per l'ultima volta, con un romanzo (senz'altro il suo migliore), "L'arrache-coeur", ugualmente però poco notato probabilmente perché di più difficile lettura. Continuerà a scrivere per il teatro: sono di questo periodo "Le gouter des généraux", "Tête de méduse", "Série blême", tutte pubblicate postume, e "Les bâtisseurs d'Empire", che vedrà la stampa l'anno stesso della morte dell'autore grazie al Collège de Pataphysique, l'associazione fondata il 29 dicembre 1948 in collegamento alla "Science des solutions imaginaires" esaltata da Alfred Jarry in "Les gestes et opinions du docteur Faustroll". Dall'8 giugno 1952 Boris Vian ne fa parte, perché la pièce "L'Equarrissage pour tous" è stata giudicata dalla "Sous-commission de la Cantonade" una tipica opera patafisica; e da allora egli potrà collaborare anche ai "Cahiers" e ai "Dossiers", pubblicazioni periodiche del Collège. Inoltre lodi e amicizia gli vengono sempre da persone famose: Jacques Prévert, Raymond Queneau e Billetdoux.
Quel che gli procura da vivere negli ultimi anni comunque non è tanto la traduzione di questo o quel libro, quanto il giornalismo, mai da lui abbandonato, e l'attività nel mondo musicale, a cui si dedica senza sosta, con passione e buon gusto. Scrive due libretti d'opera: "Le chevalier des neiges", per la musica di Georges Delerue, rappresentata a Nancy nel febbraio del 1957, e "Fiesta", per la musica di Darius Milhaud, pubblicata nel 1957 e rappresentata il 3 ottobre dello stesso anno dalla Staatsoper di Berlino.
Più intensa e certo più spontanea per Boris Vian è l'attività nel campo specifico della canzone: direttore della Société Phonographique Philips dall'ottobre del 1955 fino al maggio del 1959, quando passerà alla Barclay, egli compone anche circa 400 canzoni e, non contento di scriverle, le canta lui stesso. Nel 1955 incide per la Philips un microsolco dal tittolo "Chansons possibles et impossibles", che comprende dodici canzoni; ma le autorità lo tolgono dalla circolazione commerciale. E' accaduto che una delle canzoni, intitolata "Le Déserteur" (Il Disertore), composta il 15 febbraio 1954 e cantata più volte anche alla radio (la prima esecuzione radiofonica è dovuta al celebre Marcel Mouloudji presso l'emittente Europe 1), riveli uno spirito inequivocabilmente antimilitarista; siamo poco dopo la disfatta francese in Indocina, con la presa di Dien-Bien-Phu, ad agli inizi della guerra d'Algeria, ed una canzone così sfacciatamente contro la guerra e che invita a non farla e a disertare viene evidentemente vista come il fumo negli occhi da parte delle autorità francesi. E così il nome di Boris Vian si rivela nuovamente come sinonimo di scandalo, ed è probabilmente proprio a questa canzone, più che ai romanzi (alcuni dei quali peraltro assai belli), alle poesie ed al resto della sua incredibilmente multiforme produzione artistica, che Boris Vian deve la sua fama imperitura.
A completare il quadro dell'attività di Boris Vian non va dimenticata la sua carriera cinematografica con saltuari ma non meno intensi rapporti, sia con commenti a cortometraggi e sceneggiature, sia come attore in alcune caratterizzazioni; in Italia il più noto dei film cui ha partecipato è senz'altro "Les liaisons dangereuses" di Roger Vadim, il primo dei tanti film ispirati al romanzo di Pierre Choderlos de Laclos. Su questa scia, Vian, assieme all'amico Jacques Dopagne, va scrivendo un adattamento cinematografico del suo "J'irai cracher sur vos tombes", ma nessun regista s'interessa alla cosa, finché, nel 1958, però l'idea non viene a qualcun altro e la sceneggiatura è affidata a Michel Gast.
Il 23 giugno 1959 Boris Vian va ad assistere all'anteprima senza che nessuno lo abbia invitato; forse spera che il suo nome compaia da qualche parte. Dopo soli dieci minuti di proiezione, Boris Vian è vittima di un improvviso attacco cardiaco e muore da solo, su un sedile di un cinematografo parigino, a soli 39 anni.
Il più importante sito dedicato a Boris Vian, in lingua francese, è Le petit cahier du grand BORIS VIAN (Il piccolo quaderno del grande Boris Vian)
Riccardo Venturi