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Sotto prove matte e disperatissime per due concerti, un giorno dopo l'altro. Giovedì 8 marzo, in occasione della festa della donna saremo a Firenze al Circolo Arci Isolotto, a festeggiare e cantare tutti insieme. Il giorno dopo (venerdì 9 marzo) occupiamo il The Cage di Livorno, con una data unica e irripetibile: i Loungerie suonano con Les Vartan (contrabbasso e pianoforte) per una serata particolare. L'incasso sarà devoluto tutto all'acquisto della nuova chitarra dei loungerie dato che l'ultima è passata a miglior vita. L'entrata costerà 3 euri.
Stasera, domani e dopodomani i Loungerie al Teatro del Sale di Firenze. Fateci gli in bocca al lupo, che ne abbiamo bisogno. A risentirici con le recensioni, lunedì prossimo.
E per finire....sigla!
I Loungerie al Premio P.A.R.A.D.E.
Serata di gala al Teatro del Porto di Livorno, dove si terrà la Prima Edizione del Premio P.A.R.A.D.E. [Premio Abbastanza Rinomato Artisti Dell’Etere]. Sfileranno sul palco artisti internazionali di vario genere: attori, cantanti, ballerini e musicisti.
Durante la serata-spettacolo sarà consegnato il prestigioso Premio P.A.R.A.D.E. che viene destinato una-tantum ad artisti assoluti. Solo i più bravi ed i più fortunati riescono ad ottenerlo. Chi sarà il vincitore? Favoriti della serata: i Loungerie.
La serata verrà presentata da Mister QQ, unico presentatore vivente ad aver passato le innumerevoli selezioni per presentatore ideale.
E’ gradito l’abito da sera.
Sabato 18 novembre – Teatro del Porto, Via Negrelli,12 – Livorno - Ore 22
Ingresso 10 euro – Info e prenotazioni 0586/951281
Ecco invece i Loungerie in concerto, la chitarra è ancora sulla destra, l'abilità è ancora mimica e scenica. Il gioco è simile. Anche se noi non abbiamo mai avuto la possibilità di vedere i Gufi in concerto. Ah, siamo anche un numero
dispari, cinque, che ci permette di giocare di più: di scambiarci i ruoli, clown e bianchi indifferentemente. Le canzoni infine, come per i Gufi, sono scritte da noi, testo e musica.
Le tematiche - Parallelismi
I Gufi sono stati una realtà autoriale che - nei brevi anni di attività (dal ’64 al ’69) - ha innovato profondamente la scena musicale italiana introducendo in un panorama ancora fermo al melodico tradizionale e a liriche convenzionali in stile sanremese la comicità surreale, la satira sociale e un'attenta ricerca filologica delle ascendenze tradizionali della canzone lombarda. La loro opera ha spianato la strada a molti: tanti cantautori degli anni Settanta, tanti gruppi folkloristici, tanti "trasgressivi" degli Ottanta, e poi gli Skiantos e persino Elio e le storie tese gli sono in qualche modo debitori.
Le tematiche principali presenti nelle loro canzoni si possono raccogliere nelle macrocategorie di seguito descritte.
La canzone popolare
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«Porta Romana bella, Porta Romana/ ci stan le ragazzine che te la dànno/ prima la buonasera e poi la mano"»
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("Porta Romana" - Tradizionale)
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Come accennato in precedenza, la grande opera di recupero della canzone popolare meneghina si deve essenzialmente a Nanni Svampa, che nel corso degli anni darà alle stampe come solista ben dodici LP, che andranno a costituire la monumentale opera intitolata Milanese. I Gufi si impadroniscono di alcune canzoni storiche facendole proprie: storie di malavita e di amori non corrisposti. Diversamente da tanta canzone popolare italiana, però, la cifra della canzone milanese è spesso quella dell'ironia e della dissacrazione. Solo una coppia di fidanzati milanesi nell'atto di lasciarsi può dire - anziché lacrimare o accoltellarsi -: "Bene, arrivederci e in gamba!" (Mi sont un malnatt).
Su tutta la produzione dei Gufi svetta probabilmente la celeberrima Porta Romana, la canzone che narra dell'omonimo quartiere milanese, poco distante dal quale si trova anche il Carcere di San Vittore, terminale necessario di ogni disavventura dei piccoli criminali da strapazzo di cui son piene queste storie. La versione dei Gufi ha la peculiarità di essere arricchita di volta in volta da strofe - salaci come il resto della canzone - che riecheggiano fatti di cronaca dell'epoca o di storia recente: "Han fatto più battaglie le tue collant/ che tutto il Medio Oriente e Moshe Dayan// Han fatto più battaglie le tue mutandine/ che tutti i Giapponesi alle Filippine" (da: Porta Romana n. 2).
I Gufi reinterpretano poi a modo loro, grazie agli arrangiamenti di Patruno, anche tutta una serie di canzoni di altri autori, quali Jannacci, Fo e Brassens (nella traduzione milanese di Svampa).
I Loungerie sviluppano la tematica della canzone popolare attraverso i testi, questa volta non in dialetto (a parte alcune incursioni nel napoletano, dovute alle origini della cantante) e al multilinguismo, ma soprattutto esplicano la tematica attraverso il pezzo Popolare, giocato sul dualismo della parola stessa
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Le canzoni macabre
Se a distanza di oltre quarant'anni possiamo sorridere di questi testi, dobbiamo ricordare che nei primi anni Sessanta, prima della contestazione, si poteva scherzare coi fanti ma bisognava lasciar stare i santi. I Gufi invece non si fanno pregare e si lanciano ad ironizzare fin da subito sul tabù ultimo: quello della morte, buono naturalmente anche per lanciar frecciate al clero che tratta l'argomento come proprio terreno esclusivo.
Roberto Brivio in particolare dimostra una vena particolarissima nel dipingere i cimiteri: "È la tua nuova casa di riposo/ bisogna entrarci calmi col sorriso/ perché di lì si va in paradiso/ sol chi ha peccato può finire ancor più giu.// [...]È confortevole, è tranquillissimo, è curatissimo, il cimiter!" (da: Cipressi e bitume). Oppure, nella Contently becchin' story (inglese maccheronico per definire la "storia di un becchino contento"): "Oggi son tanto contento/ profonda scavata ho una fossa/ dissotterravo le ossa/ di un morto dieci anni fa// [...]Sceglie le ossa più belle/ le disinfetta col gesso/ poi si cucina un bel lesso/ non chiede nient'altro al comun!".
Anche qui non manca l'occasione per una serrata critica alle convenzioni ed agli atteggiamenti affettati della società borghese: "Sono nato con la camicia/ la fortuna è sempre con me/ con le donne sono stato felice/ e la noia non so che cos'è./ Non lavoro e guadagno lo stesso/ ma una voglia ogni tanto mi assal.//Vorrei tanto suicidarmi/ ad un albero impiccarmi [...] ma son timido e non oso/ e perciò doman mi sposo/ l'emozione è quasi egual!" (da: Vorrei tanto)
Anche nei testi delle canzoni dei Loungerie, la morte è una tematica costante. I ritornelli e le canzoni sembrerebbero allegre e facete ma in realtà nascondo spesso un doppio significato.Vedi a questo proposito la Slam Gravità e la parodia sull'industria cinematografica indiana Bollywood
La canzone d'epoca
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«Aveva un bel visin/ col mento piccolin/ Nanette, Nanette, Nanette...»
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("Nanette" - Brivio, Patruno)
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Brivio, cantante dilettante di operetta, si diverte a ricalcare gli stilemi barocchi di questa forma musicale, riprendendone le espressioni desuete, il lessico d'altri tempi. Nei suoi testi "cuor" rima inesorabilmente con "amor", ma anche "visin" con "piccolin". Gli intrecci narrativi sono tutti inevitabilmente strappalacrime: "A Parigi un neonato una notte si svegliò/ era figlio del peccato che la mamma abbandonò/ un gingillo al collo avea/ con la data di quel dì/ Santo Dio, come piangea, parea proprio dir così:/ 'Mamma, mammina, sei senza pietà/ se mi abbandoni di me che sarà/ sono tuo figlio da te nacqui un dì/ non si abbandonano i figli così!" (da: Il neonato). Memorabili le interpretazioni in duetto tra la voce tenorile di Brivio e quella da soprano (in falsetto) di Magni.
Anche i Loungerie, giocano spesso con gli stilemi barocchi e retrò. Tipico esempio è ne La bella Estate:
Tanta parte della produzione dei Gufi, in realtà, non è ascrivibile a nessun tema in particolare, eccezion fatta la semplice voglia di divertirsi e di sperimentare soluzioni musicali e testuali nuove. Per tanti versi queste canzoni possono dirsi antenate della "canzone demenziale" di epoche successive. Ricordiamo, tra le tante: Festival della canzone rurale, in cui si misurano contadini russi, francesi, tedeschi ed americani, ciascuno dei quali magnifica i propri ortaggi in una lingua che fa il verso a quella delle nazioni citate; Mc Coy due peluzzi, satira sui popolarissimi Spaghetti Western che furoreggiavano all'epoca; l'allegro motivetto del Semaforo bianco e blu, che per indispettire un "ghisa" (cioè un vigile urbano milanese) s'illumina coi colori del cielo anziché col tradizionale verde, giallo e rosso; Si chiamava Ambroeus... " e faceva l'entreneuse/ in un trani con balera/ proprio in fondo a Via Marghera..."; Va' Longobardo: "Bevi Rosmunda, bevi nel cranio vuoto del tuo papà/ non esitare siocca, ti mostro io come si fa./Bevi Rosmunda bevi, la schizzinosa non devi far/ se te lo dice Alboino che ti vuoi bene lo puoi ben far/ suvvia dai retta al maritino se no la testa ti fa staccar.").
Completamente ironici e demenziali i Loungerie giocano talmente con le parole per arrivare spesso ad un linguaggio completamente inventato: come in Post-Moderno cha cha cha dove i primi versi sono in una lingua sconosciuta ai più.
La satira politica e sociale
La parte più cospicua delle canzoni dei Gufi è però in qualche modo riassumibile con la nota espressione di Jean De Santeuil: castigat ridendo more.Sotto una facciata stilistica apparentemente innocua e ridanciana, il gruppo lanciava strali contro l’Italietta neoricca e piccolo borghese del boom, la stessa così sarcasticamente dipinta da Dino Risi nel "Sorpasso" e nei "Mostri".
"Io vado in banca/ stipendio fisso/ così mi piazzo/ e non se ne parla più" (da: Io vado in banca), stigmatizzavano i quattro contro il mito culturale del decennio. E snocciolavano le contraddizioni di una società in mutamento in cui si affrontavano gli stimoli provenienti dall'estero e il conservatorismo di parte della popolazione. I Gufi ironizzano sulle piccole e grandi ipocrisie, sulla devozione alla forma, motivata però da ciascuno con meschini scopi personali: "È la domenica il giorno del Signore/ è la domenica il giorno dell’amore/ tutti ben rasati/ con su gli abiti belli/ è d’obbligo sentirsi tutti un po' fratelli./ E poi andiamo in chiesa a pregare Dio/ ma tu ti preghi il tuo/ ed io mi prego il mio" (da: È la domenica il giorno del Signore).
Oltre alle tematiche pacifiste, di cui si è già parlato a proposito dello spettacolo Non spingete, scappiamo anche noi, le canzoni dei Gufi spaziavano in moltissimi dei problemi sociali irrisolti di quegli anni: il razzismo e le disparità sociali (La ballata del cuore), gli omicidi politici di John Kennedy e Martin Luther King(Si può morire), l'immigrazione interna (La lucumutivi), la mafia ('U ferribotte), la disparità tra uomo e donna (Caselinghe).
Infine La ballata dello calciaturi di palluni, rivela la sconcertante attualità di alcune tematiche, relative alla corruzione nel mondo dello sport.
I Loungerie infine abbracciano le tematiche politiche, attraverso pezzi ironici: Lutéro, sulle cellule staminali, o scandagliando tematiche attraverso gli stilemi tradizionali: La Ballata Dei Capitali