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Don (Donald Benjamin) Lurio
Sembrava un folletto tascabile uscito da un cartone animato, pronto al gioco e a fugaci battute autoironiche sul suo idioma strampalato, sulla bruttezza o sulla statura miniaturizzata. Un grande sorriso e due piedi che volano. Coreografie scatenate che "tacco punta tacco" animavano oggetti e personaggi famosi: Patty Pravo, tra tutti, trascinata in una indimenticabile versione tip tap scatenata di Oggi qui domani là.
La sua scuola era stata la danza di Broadway, quella vera fatta con Bob Fosse e Jack Cole, derivata dai balletti atletici di Ted Shawn, poi con Roland Petit in Francia.
Arrivò in Italia nel 1957 e ne fuggì subito inorridito dalla scarsa professionalità italiota. La persecuzione politica verso i gay nel 1960-61 (il famigerato scandalo dei cosiddetti "Balletti verdi") costò per sempre la carriera italiana al suo collega Paul Steffan.
Ma Don Lurio fu richiamato in Italia e ne passò indenne. Anzi, proprio in quegli anni iniziò una carriera teatrale e televisiva sfolgorante che lo portò ad essere il partner di Delia Scala in Canzonissima del 1959.
La grande fama arrivò nel 1961, quando portò in Italia le gemelle Kessler delle Bluebelle, già apparse sulla copertina di Life negli Usa e sue colleghe in Francia. La censura demo-cattolica le obbligava ad indossare pesanti calze nere ma Don Lurio ne fece delle stars creando la celebre coreografia del Dadaumpa, un pezzo storico indelebile nell'immaginario collettivo.
Poi una valanga di successi. Tutti gli show di Lola Falana e Rita Pavone. E nei nei primi Settanta a lui si deve la scoperta della mitica Minnie Minoprio e l'invenzione del Tuca Tuca per l'ombelico della Carrà.
Stilizzazione estrema e molleggiata della danza jazz, pulizia di movimenti, cura nella mimica e sprazzi grotteschi conditi con tanta classe e gusto, senza mai cadere nelle volgari allusioni sessual-pecorecce che oggi regnano nei dozzinali, quanto raffazzonati, balletti alla TV. Tutte coreografie uguali e che non lasciano il benché minimo ricordo, con tutte quelle tettone pretenziose e scarmigliate in perizoma che non fanno altro che rotolarsi lascive sul pavimento tra falsi maschi a torso nudo!
Tutte cose che rattristavano uno come Don Lurio, anche perché i suoi allievi non erano stati capaci di tramandarne la scuola. Il talento solo in rari casi è contagioso.
Giovanbattista Brambilla
Edito originariamente in "Pride", n. 45, marzo 2003, con lo pseudonimo Guido Sommi